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Cosa stabilisce l'Accordo di Parigi sul clima?

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Cosa stabilisce l'Accordo di Parigi sul clima

 

Dalla fine del XX secolo si tenta di porre rimedio all’effetto serra, cercando una soluzione globale condivisa per contrastare l’aumento eccessivo della temperatura media terrestre. Il primo passo è avvenuto nel 1997 con il Protocollo di Kyoto, il primo trattato internazionale con il quale sono stati presi alcuni impegni e individuati una serie di obiettivi per intervenire contro i cambiamenti climatici.

 

Dopodiché, 18 anni più tardi si è arrivati all’Accordo di Parigi 2015, mettendo a punto un piano mondiale per la lotta al riscaldamento globale, il quale ha visto l’adesione di un ampio numero di paesi. Al momento si tratta del target di riferimento per tutti i piani per il clima a livello nazionale e continentale, tra cui il Green Deal europeo.

 

Gli obiettivi dell’Accordo di Parigi sul clima

 

La Conferenza di Parigi del 2015 (COP21) ha permesso di stabilire un quadro mondiale per la salvaguardia del Pianeta, proseguendo il cammino intrapreso con il Protocollo di Kyoto. In particolare, è il primo accordo universale con un valore giuridico vincolante, in quanto obbliga gli Stati aderenti ad adottare le misure necessarie per diminuire gli effetti dei cambiamenti climatici.

 

Gli obiettivi del Patto di Parigi sul clima sono:

 

  • limitare il riscaldamento globale entro i 2°C;
  • mantenere possibilmente l’aumento della temperatura entro 1,5°C;
  • arrivare quanto prima al livello massimo di emissioni inquinanti;
  • ridurre drasticamente le emissioni di gas climalteranti ad effetto serra.

 

Nel dettaglio, gli Stati firmatari hanno concordato che i paesi in via di sviluppo avranno bisogno di tempo per raggiungere il picco di emissioni, mentre i paesi più industrializzati potranno adoperarsi prima per diminuire i livelli di gas serra immessi nell’atmosfera. L’obiettivo è raggiungere la neutralità climatica entro la seconda metà del XXI secolo, con il bilanciamento tra emissioni e capacità di assorbimento dei gas serra.

 

Dopo la Conferenza sul clima di Parigi ogni Stato ha elaborato un piano nazionale di contrasto al riscaldamento globale, in linea con quanto previsto dall’Accordo. Inoltre, è stato concordato di riunirsi ogni 5 anni, per monitorare l’andamento della situazione e verificare gli interventi realizzati, offrendo il massimo sostegno ai programmi da realizzare nei paesi in via di sviluppo.

 

Accordo di Parigi: i paesi aderenti

 

Affinché il Patto di Parigi sul clima fosse valido era necessaria la presenza di almeno 55 paesi, con la partecipazione di Stati che insieme fossero responsabili per almeno il 55% delle emissioni globali di gas serra. Il trattato ha superato questa soglia, infatti nel corso degli anni si è arrivati a 197 paesi aderenti all’Accordo di Parigi.

 

Tra gli Stati che hanno accettato il compromesso per il clima ci sono:

 

  • Unione Europea
  • Cina
  • Stati Uniti
  • India
  • Russia
  • Giappone
  • Algeria
  • Canada
  • Etiopia
  • Indonesia
  • Malesia
  • Norvegia
  • Perù

 

Accordo di Parigi sul clima e Agenda 2030

 

L’Unione Europea è stata tra i promotori e i primi firmatari dell’Accordo di Parigi sul clima, creando il Quadro 2030 per il clima e l’energia oltre a stabilire obiettivi di lungo termine per il 2050. In questo decennio, secondo l’Agenda UE 2030 sono previsti una serie di target da raggiungere, tra cui:

 

  • diminuzione di almeno il 40% delle emissioni di gas serra in confronto ai livelli del 1990;
  • raggiungimento di una quota di almeno il 32% di energie rinnovabili;
  • aumento di almeno il 32,5% del livello di efficienza energetica.

 

Questo piano d’azione per il clima si inserisce all’interno della strategia UE a lungo termine del Green Deal europeo, con cui è stato fissato il 2050 come termine ultimo per il raggiungimento della neutralità climatica del continente. Infatti, molte delle risorse previste con il Next Generation EU sono rivolte alla transizione energetica e alla trasformazione digitale, per creare un’Europa più smart e green.

 

Tra gli interventi per ridurre l’effetto serra ci sono:

 

  • sviluppo dell’agricoltura sostenibile;
  • aumento delle fonti pulite di energia;
  • incremento della mobilità green e integrata;
  • investimenti nell’innovazione tecnologica;
  • adozione dell’economia circolare;
  • protezione dello strato di ozono.

 

Come contribuire alla lotta per il clima

 

Per diminuire il riscaldamento globale è fondamentale un’azione universale coordinata e condivisa, tuttavia ognuno può partecipare alla lotta per salvare il Pianeta. Anche un piccolo gesto può contribuire a ridurre le emissioni di gas serra, favorendo lo sviluppo della green economy con il supporto delle aziende impegnate nel contrasto dei cambiamenti climatici.

 

Innanzitutto, è possibile sottoscrivere forniture energetiche green, ad esempio scegliendo le offerte luce e gas sostenibile di Pulsee, per tagliare le emissioni di CO2 e rendere la propria casa più eco-friendly. Il servizio è personalizzabile con diverse soluzioni per la decarbonizzazione, come l’opzione My Green Energy per adottare un impianto verde e ricevere una fornitura esclusivamente da energie pulite.

 

Allo stesso tempo è possibile ridurre la carbon footprint, ad esempio usando i mezzi di trasporto pubblico oppure acquistando un veicolo elettrico. Inoltre, si possono preferire le vacanze ecosostenibili, aumentare l’efficienza energetica dell’abitazione, consumare energia in modo più responsabile e comprare prodotti riciclati, biodegradabili e compostabili, per vivere sostenibile e incentivare un approccio zero waste.

Pubblicato il 20/07/2021

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