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Inquinamento marino: cause e come evitarlo

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Cause dell'inquinamento marino e come evitarlo  

 

L’inquinamento marino è un problema serio, provocato dalle conseguenze di un’economia basata sulle fonti fossili e i prodotti derivati del petrolio come la plastica. Si tratta infatti in un ecosistema delicato, il cui corretto funzionamento è fondamentale per il sostentamento della popolazione globale e l’equilibrio climatico.

 

Per ridurre l’inquinamento delle acque marine è essenziale un intervento su scala globale, nazionale e locale, tuttavia ognuno di noi può contribuire alla protezione di mari e oceani attraverso scelte responsabili di consumo. Vediamo quali sono le cause dell’inquinamento del mare e le soluzioni disponibili per salvaguardare questo ecosistema.

 

Inquinamento marino: cause e conseguenze

 

Da molti anni associazioni come Greenpeace e WWF lanciano l’allarme sulle conseguenze dell’inquinamento del mare, una questione complessa che in alcune circostanze è diventata drammatica. Basti pensare alle 6 enormi isole di plastica che galleggiano negli oceani, tra cui la gigantesca Great Pacific Garbage Patch, grande quanto il Canada e situata nell’oceano Pacifico.

 

Secondo il WWF, nei nostri oceani sono presenti 86 milioni di tonnellate di plastica, rifiuti che finiscono in mare in ogni momento ad un ritmo di un camion pieno ogni minuto. Nonostante il divieto europeo alla plastica monouso e l’aumento del riciclo, ancora oggi la maggior parte dei rifiuti finisce in mare, direttamente o in modo indiretto.

 

Allo stesso tempo, gli oceani sono oggetto di sversamenti illegali di sostanze tossiche, scarichi non depurati provenienti dalle acque reflue delle abitazioni non allacciate alle fogne, senza contare che secondo l’Unicef 2,5 miliardi di persone non hanno fogne né gabinetti. A tutto ciò bisogna aggiungere l’inquinamento dovuto ai pesticidi usati in agricoltura, oltre alle sostanza tossiche rilasciate da navi e piattaforme petrolifere.

 

Un’altra fonte di inquinamento marino è la pesca non sostenibile, soprattutto per la perdita accidentale di reti in mare e la dispersione consapevole delle reti danneggiate che non vale la pena recuperare. Per il WWF, l’80% dei rifiuti presenti nel mare proviene da fonti terrestri, ad esempio le bottiglie di plastica, mentre il restante 20% da rifiuti legati alle attività in mare.

 

Riassumendo, ecco quali sono le principali fonti di inquinamento marino:

 

  • materiali plastici;
  • petrolio e derivati;
  • scarichi delle industrie;
  • liquami delle fogne;
  • pesca;
  • agricoltura.

 

Quali sostanze provocano l’inquinamento marino?

 

Le cause dell’inquinamento marino sono numerose, tuttavia quella principale è senza dubbio la plastica. Questo materiale non biodegradabile viene spesso ingerito dai pesci e dai mammiferi marini, in quanto a contatto con l’acqua si deteriora e rilascia minuscoli frammenti chiamati microplastiche, così piccole da non essere visibili dagli animali che abitano mari e oceani.

 

Oltre a soffocare e uccidere i pesci, le microplastiche sono dannose per la salute dell’uomo, in quanto mangiando i pesci ingeriamo a nostra volta tutte le sostanze tossiche presenti al loro interno. Non si tratta appena di polimeri plastici, ma anche di sostanze ancora più pericolose come il mercurio, i rifiuti radioattivi smaltiti illegalmente da aziende e impianti nucleari e pesticidi.

 

L’inquinamento di oceani e mari è dovuto agli sversamenti diretti di petrolio, come avviene in seguito agli incidenti delle petroliere. Inoltre, il processo stesso di trivellazione ed estrazione comporta un rilascio significativo di inquinanti, sostanze altamente nocive per l’ecosistema marino come il radon, il benzene, gli ossidi di azoto, la formaldeide e l’acido fluoridrico.

 

Le conseguenze dell’inquinamento del mare

 

Gli effetti dell’inquinamento marino sono molteplici, a partire dalla riduzione della fauna ittica e la perdita di biodiversità, fino all’estinzione di intere specie marine e la cancellazione di una serie di gruppi della catena alimentare. Ciò comporta squilibri anche nella flora marina, ad esempio con l’aumento esponenziale degli organismi di cui normalmente si nutrono i grandi mammiferi marini.

 

Conseguenze gravi sono anche di tipo economico, compromettendo il settore turistico e l’attività di pesca delle comunità locali più vulnerabili. Inoltre, l’inquinamento del mare provoca danni alla salute, aumenta il rischio di denutrizione in alcune aree del pianeta e causa effetti negativi perfino sul clima e gli ecosistemi terrestri, ad esempio con il fenomeno delle piogge acide.

 

Come evitare l’inquinamento marino

 

Nonostante la situazione in cui si trovano oggi i nostri mari, non è troppo tardi per intervenire e trasformare questi habitat fondamentali in ecosistemi di nuovo puliti e ricchi di risorse naturali. Ovviamente servono strategie di lungo termine e l’impegno di tutti, per rendere davvero efficaci gli interventi a protezione del mare:

 

  • Promozione del turismo sostenibile.
  • Normative più severe sullo smaltimento dei rifiuti.
  • Conversione della pesca a un modello sostenibile e regolamentato.
  • Regole dure sullo sversamento di sostanze chimiche in mare.
  • Aumento delle aree marine protette.
  • Divieto delle trivellazioni nelle zone vulnerabili.
  • Soluzioni circolari per il riuso e riciclo dei rifiuti.

 

Se desideri ridurre l’inquinamento marino esistono diverse buone abitudini che puoi adottare subito. Ad esempio, puoi fare la spesa con le buste riutilizzabili, comprare alimenti da agricoltura sostenibile e biologica, fare sempre la raccolta differenziata e acquistare pesce con certificazioni di sostenibilità, possibilmente locale.

 

Puoi anche diminuire l’utilizzo delle fonti fossili come il petrolio e passare alle energie rinnovabili, per disincentivare le nuove perforazioni e rallentare le estrazioni di greggio. Noi di Pulsee offriamo forniture energetiche gas e luce prodotte da fonti pulite e sostenibili, con le quali puoi usare energia verde in casa e partecipare alla transizione energetica per tutelare il mare e il clima.

Pubblicato il 24/03/2022

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