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Energia reattiva: tutto quello che c'è da sapere

04/05/2022

Energia reattiva: tutto quello che c'è da sapere

L’energia elettrica della rete non è tutta uguale, ma è possibile distinguere l’energia attiva e reattiva. La prima è l’energia utilizzata da una serie di dispositivi domestici e convertita in altre forme di energia, ad esempio in calore, la seconda è l’energia assorbita da apparecchi e macchinari elettrici ma che non produce calore, forza o qualsiasi tipo di lavoro utile.

Nella bolletta della luce si paga il consumo di energia attiva, ovvero quella impiegata per alimentare elettrodomestici e dispositivi elettrici, tuttavia anche l’energia reattiva influisce sulla bolletta in alcune circostanze. Vediamo come funziona l’energia reattiva in bolletta, per capire meglio quando si pagano le penali e se questa energia può essere eliminata dalla bolletta.

Che cos’è l’energia reattiva

Per comprendere che cos’è la potenza reattiva, quindi anche la corrente reattiva e l’energia reattiva, bisogna sapere che gli apparecchi elettrici assorbono energia elettrica anche quando non sono in funzione. Questo fenomeno è provocato dalle dispersioni di energia elettrica, perdite che possono danneggiare le reti elettriche causando una riduzione del livello di efficienza dell’infrastruttura elettrica.

Se in ambito domestico spesso la corrente reattiva è minima e non incide sul consumo totale dell’utenza residenziale, nel settore industriale e aziendale l’energia reattiva può essere significativa. Ciò avviene soprattutto da parte di alcuni macchinari e attrezzature, come i motori elettrici industriali, a causa dell’induzione elettromagnetica e del relativo campo elettromagnetico generato dal dispositivo.

Per questo motivo, ad alcune utenze con un consumo eccessivo viene addebitata una penale, un costo aggiuntivo applicato quando l’energia reattiva supera una certa soglia massima. Questa energia si misura in kilovarora (kvarh), infatti il var o voltampere reattivo è l’unità di misura della potenza reattiva, differente dalla potenza attiva (Watt) e dall’energia attiva (kWh).

Come influisce l’energia reattiva in bolletta

L’energia reattiva è necessaria per il funzionamento di una serie di apparecchiature elettriche, ma causa anche dispersioni e inefficienze. Tuttavia, se il cliente effettivamente non consuma questa energia, produce delle perdite nel sistema di distribuzione, in quanto viene comunque trasportata da parte del gestore nella rete nazionale dell’energia elettrica.

Ecco perché, se l’assorbimento è minimo non vengono addebitati dei costi aggiuntivi al cliente, altrimenti quando il consumo diventa elevato viene richiesto un pagamento accessorio come compensazione. In genere, si tratta di utenze aziendali con una potenza superiore a 16,5 kW, quando l’assorbimento di energia reattiva oltrepassa i limiti consentiti.

Di norma, le penali in bolletta scattano quando l’energia reattiva supera il 33% dell’energia attiva, ovvero di quella realmente consumata e trasformata in calore, movimento o forza. L’importo delle penali aumenta in proporzione quando l’energia reattiva supera il 75%. Sono quote calcolate in base al fattore di potenza, il cui valore ottimale dovrebbe essere di 1.

Con un fattore di potenza di 1 significa che corrente e tensione sono in fase, dunque l’energia reattiva è minima e disprezzabile per il suo impatto nella rete elettrica. Al contrario, valori inferiori a 1 del fattore di potenza mostrano la presenza di energia reattiva, con le penali che in genere scattano quando il fattore di potenza è inferiore a 0,95 (energia reattiva pari al 33% dell’energia attiva).

L’importo della penale viene stabilito da ARERA, l’Autorità di Regolazione per Energia, Reti e Ambiente. Ultimamente ARERA ha promosso una consultazione in merito alla regolazione tariffaria dell’energia reattiva, per promuovere misure di breve, medio e lungo termine con la finalità di superare le attuali disposizioni legislative e migliorare l’efficienza della rete elettrica nazionale.

Ecco le tariffe delle penali per l’energia reattiva per il 2022, secondo quanto stabilito da ARERA attraverso la delibera 621/2021/R/eel:

  • utenze in bassa tensione, 0,792 euro/kvarh dal 33% al 75% e 1,024 euro/kvarh oltre il 75%;
  • utenze in media tensione, 0,271 euro/kvarh dal 33% al 75% e 0,351 euro/kvarh oltre il 75%.

Come ridurre l’energia reattiva e non pagare le penali in bolletta

L’energia reattiva è provocata dallo sfasamento tra la corrente elettrica e la tensione, quindi l’unico modo per ridurre o eliminare questo fenomeno è il rifasamento dell’impianto elettrico. Si tratta di un intervento realizzato da elettricisti esperti, i quali effettuano delle modifiche all’impianto per riportarlo in fase e diminuire l’energia reattiva sotto le soglie consentite.

Di norma si utilizzano dei condensatori, componenti utilizzati per la sicurezza degli impianti elettrici. Accumulando energia elettrica, i condensatori possono fornire l’energia reattiva necessaria ai macchinari senza che venga prelevata dalla rete, per ridurre lo sfasamento tra tensione e corrente elettrica abbassando l’energia reattiva utilizzata, migliorando sia l’efficienza del sistema elettrico interno e della rete di distribuzione.

Si tratta di un’operazione necessaria nelle utenze ad alto consumo elettrico, dotate di solito di un contatore elettronico trifase capace di rilevare l’energia reattiva consumata. Per le utenze domestiche in genere non bisogna preoccuparsi, ad ogni modo basta verificare la bolletta della luce per controllare la presenza di questa penale nel conteggio effettuato dal fornitore.

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